| |
<<L’acquedotto carolino, grande opera
di ingegneria idraulica, è sicuramente una delle
più importanti realizzazioni del regno di Carlo di Borbone,
emula le opere degli antichi romani, i quali con stupendi lavori,
in luoghi diversi, a loro gradimento, portano l’acqua>>
Vanvitelli, dunque, dovendo assicurare l’indispensabile
approvvigionamento idirico per il palazzo, le numerose fontane
e giochi d’acqua che avrebbero animanto le reali delizie
e considerando l’ambizioso progetto del re per la nuova
città che sarebbe sorta intorno alla residenza reale e
alla possibilità di aumentare l’alimentazione idrica
di Napoli, presentò al sovrano diverse soluzioni
per la realizzazione del percorso fino alla Reggia, che si presentava
non facile sia per la natura del terreno che per la stessa lunghezza,
(38 Km). Il condotto dell’acqua, era tutto interrato, tranne
la parte che passava sui ponti e lungo il percorso era segnalato
da 67 torrini, costruzioni a pianta quadrata, ad uso di sfiatatoi
e per l’ispezione del canale.
I lavori iniziarono nel 1753,
contemporaneamente nelle prime due parti, più tardi per
la terza. Il ponte lungo 529 metri ed altro 95, fu costruito su
tre ordini di arcate, imitando lo stile romando, l'architetto, in una letera al fratello Urbano scrive: "l'opera sarà Reale; vi farò gli ornamenti corrispondenti alla grande in stile de Romani antichi". L'opera, detta anche dei Ponti della Valle, terminò 6 anni dopo, nel 1759, ma solo nel 1762 fu possibile completare tutto l'acquedotto, anche a causa della partenza di Carlo di Borbone per Spagna
|