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Prima dell'acquisto da parte dei Borbone, San Leucio non era altro che un piccolo feudo dei Principi di Caserta, gli Acquaviva, con il nome di villaggio Torre. La montagna che sovrastava il villaggio, detta di San Leucio,
fu acquistata nel 1750 sia per facilitare il rifornimento di acqua
alla reggia, sia per allargare il dominio. Del feudo faceva parte anche il
Belvedere, dimora di Andrea Matteo d’Aragona – Acquaviva duca
d’Atri. Ferdinando IV inizio il riadattamento del Belvedere e la
costruzione di una Vaccheria tra il 1773 ed il 1774.
Il
salone del Belvedere fu trasformato in chiesa parrocchiale, mentre la Vaccheria
fu destinata ad una manifattura di veli di seta. Furono i primi
passi per la creazione della colonia di San Leucio.
Si iniziò
con la costruzione dei quartieri di San Ferdinando e di San Carlo
per le abitazioni e con la sistemazione degli sfilatoi nel 1787
nel cortile del Belvedere, utilizzando l’acquedotto Carolino.
Nel 1789 San Leucio venne dichiarata Real Colonia e il sovrano
ritenne che la popolazione, che constava allora di 214 individui,
dovesse avere una specie di statuto, che prevedeva tra l’altro
l’istruzione obbligatoria, una retribuzione basata sul merito
e una fondazione di una cassa per la Carità per vecchi
e invalidi.
Il progetto di Ferdinando IV era di creare una colonia dedita
al lavoro della seta e ospitata in una città da costruirsi, Ferdinandopoli. Dal 1789, per dieci anni, la
cittadina prosperò. Altre costruzioni e altre fabbriche
si affiancarono a quelle esistenti, altri macchinari furono acquistati
e si emanò anche un regolamento interno alla fabbrica.
La fama dei broccati, del lampassi, dei velluti, che impreziosivano
le dimore dei Borbone si estese oltre i confini nazionali. I telai
funzionavano a ritmo continuo, grazie anche all’invenzione, avvenuta
ai primi dell’Ottocento da parte di J. M. Jacquard di una macchina
che leggeva delle schede perforate, dette cartoni, realizzando
automaticamente i tessuti operati.
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